Limpida Mente

RELAZIONI - Le interviste di LimpidaMente

Alcune domande a MONICA BECCO

(29 gennaio 2024)

Monica Becco è una scrittrice torinese, formatrice e coach sullo sviluppo della persona. Al suo attivo, tre romanzi, due saggi e qualche premio letterario. Ama tutto quello che fa e fa tutto quello che ama. La sua vita è distribuita tra le persone a lei care, le persone che guida nei loro percorsi di crescita e di evoluzione personale, e le parole con cui, da sempre, ha un rapporto di profonda amicizia. Tra le sue grandi passioni, oltre al suo lavoro e alla scrittura, ci sono la lettura, la musica, i viaggi, il teatro… e le persone; sì, perché è proprio dall’interesse per le persone che nasce l’amore per tutto ciò che fa nella vita. Anche nei suoi romanzi emerge di tanto in tanto la sua impronta professionale, quando descrive i percorsi di crescita dei personaggi, o quando questi si interrogano sul significato di alcuni eventi della vita. Questa intervista riguarda soprattutto il suo romanzo "Quel che so della mia vita".

MONICA BECCO
 
Domanda: Tra le sue opere pubblicate colpisce, in particolare, "Quel che so della mia vita", un romanzo in cui è protagonista una donna vicina al compimento del suo novantanovesimo compleanno. Come è nata l'idea di scrivere questa storia?
Risposta:
«Volevo raccontare una storia di vita; una storia che mettesse in luce tutti gli aspetti di una vita: le esperienze di successo, i dolori, le preoccupazioni, gli affetti. Volevo anche raccontare l’esistenza di una persona specifica, perché la vita è fatta di persone, e ognuna di esse è un Universo straordinario, risultato non solo di azioni e di esperienze, bensì di pensieri, di emozioni e di sentimenti. Volevo infine raccontare la storia del mondo attraverso una lente umana e imperfetta, come quella di una famiglia che vive nella storia e ne coglie aspetti e significati collegati alla sua identità, e anche attraverso la moda che, da sempre, è stata ed è rappresentazione concreta della cultura, dei valori e dell’evoluzione di ogni popolo. Così è nato “Quel che so della mia vita”».

Sarah, il personaggio principale, viene descritta, attraverso la narrazione e i dialoghi, come una donna dalla forte personalità che raggiunge il successo nel campo dell'alta moda. Nel dare vita a questo personaggio di fantasia ha preso spunto da qualche figura femminile reale?
«Sì e no. Sì, perché Sarah è un agglomerato delle caratteristiche di tante donne, me compresa, che ho conosciuto durante il mio percorso di vita. No, perché non mi sono ispirata a una donna in particolare».

Perché i personaggi principali del romanzo sono prevalentemente donne?
«Volevo parlare di una storia di donne, e soprattutto di una impresa di donne. Il tema della managerialità e della leadership al femminile mi interessa e mi affascina anche da un punto di vista professionale; ho quindi portato nel romanzo un argomento che oggi è più che mai attuale. Volevo anche descrivere e far vivere donne diverse, ognuna con caratteristiche, potenzialità e sensibilità distanti tra loro».

La trama del romanzo si sviluppa nell'arco temporale di più di un secolo: come vive Sarah gli inevitabili cambiamenti sociali che influiscono sui comportamenti umani?
«
Penso che Sarah possa permettere a ogni donna di identificarsi in lei: con l’entusiasmo e il senso di onnipotenza dell’adolescenza, con l’irrequietezza e i grandi progetti della gioventù, con la pragmaticità e l’equilibrio dell’età matura, con quel filo di arroganza intellettuale bilanciata dal senso di compiutezza della vecchiaia. Sarah, come tutti noi, vive la storia partendo dal proprio punto di vista e ne prende atto, non potendo intervenire sulle grandi questioni mondiali. Lei è comunque coraggiosa e, per quanto è nelle sue possibilità, le affronta volendo sempre esserne protagonista e mai vittima».

Con l'avvicinarsi del termine della sua esistenza Sarah decide di raccontare ad un uomo misterioso i ricordi della propria vita. Qual è il rapporto di questa donna con la consapevolezza di dover morire?
«Paura, fascino, mistero, curiosità, senso dell’inevitabilità. Paul, il suo enigmatico confidente, può essere per lei un fondamentale strumento di consapevolezza e di un ultimo passo evolutivo».

Lei è una scrittrice ma è anche una formatrice che si occupa di sviluppo della persona. Quanto ha influito la sua preparazione professionale nella caratterizzazione dei suoi personaggi letterari?
«La mia professione deriva da una profonda passione per le persone e per l’animo umano; penso che questo amore per i pensieri e le emozioni di ogni individuo mi abbia guidato nella creazione dei personaggi. Inoltre, occupandomi di sviluppo della leadership, ho voluto che Sarah diventasse un esempio di leader gentile, in cui una donna, per essere imprenditrice di successo, non ha bisogno di copiare stereotipi ormai vecchi, ma ancora seguiti da qualche manager, in cui il ruolo viene vissuto come esempio di autorità e di prevaricazione».

Sono stati pubblicati anche alcuni suoi libri di saggistica: quali argomenti ha trattato?
«Mi sono occupata di gestione dei gruppi complessi con “Notre dame de Paris: oltre il palcoscenico”, nato da un periodo di condivisione dell’esperienza teatrale con la compagnia italiana dell’omonimo spettacolo. Ho poi dedicato un libro all’esplorazione delle emozioni attraverso un approccio non convenzionale all’argomento; l’ho intitolato “512411”; il titolo è misterioso, leggendo il contenuto se ne comprende il significato».

Potremo leggere a breve altre sue opere? Di cosa parleranno?
«Sto lavorando a un nuovo saggio (per ora è troppo presto per me per affrontare una nuova storia) che vuole affrontare il tema della leadership. Lo farà attraverso alcune pseudo-ricette ironiche, le quali introdurranno il lettore all’approfondimento dei vari temi trattati. Lo voglio intitolare “100 grammi di paura e un pizzico di pigrizia. Ricette veloci per creare aziende tristi e perdenti”».

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