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CULTURE
- Opinioni
SCUOLA
ED ESPERIENZE DI VITA
La
tua cultura personale deriva più dagli studi scolastici o dalle esperienze
di vita? Parla del tuo personale concetto di cultura, del modo in cui
la coltivi e dell'importanza che attribuisci all'istruzione.
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compresi. Non si accettano scritti anonimi: devi indicare il tuo nome
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CULTURA NELLA QUOTIDIANITÀ¬
La Cultura è come un mosaico. La propria Cultura si può formare
leggendo libri, esercitandosi a scrivere propri pensieri o
concetti ecc. Ma la Cultura per eccellenza, secondo me, è
quella che ci formiamo attraverso la nostra quotidianità,
col suo insieme di esperienze , di relazioni interpersonali,
sentendosi parte della Società Umana. E traendone le nostre
personali conclusioni, anche. (Ireneo
Gerosa)
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CULTURA SENZA LIBRI¬
Secondo un saggio è cultura tutto ciò che rimane in noi dopo
che abbiamo dimenticato ciò che abbiamo letto e studiato.
Cultura è la capacità di saper leggere la propria condizione
e la propria realtà storica. Non ha molto a che fare con la
scuola, purtroppo. Sicuramente alimenta la nostra cultura
molto di più la lettura di un buon libro o una nostra esperienza
di vita che quello che si è imparato a scuola. La scuola può
darci solo degli strumenti in più ma poi sta ad ognuno di
noi utilizzarli nella maniera migliore. Il nozionismo e il
sapere libresco, spesso polveroso e serioso, non è cultura.
Cultura è vivere e rapportarsi con il mondo, con gli altri
e con se stessi in modo intelligente, dinamico, "presente"
ed anche non alieno da un certo umorismo di fondo. Può essere
più colto un contadino che in vita sua non ha letto un libro
ma che ha innata la filosofia di chi convive con la terra
da secoli piuttosto che un erudito che ha letto un milione
di libri senza trarne un reale giovamento... (Alex)
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INTELLIGENZA?¬
La cultura non è necessariamente intelligenza. (Carlo)
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IL CONTATTO CON LA REALTÀ¬
Una cultura di base è giusto apprenderla a scuola mentre quella
che reputo più importante è quella che si riceve giorno dopo
giorno a contatto con la realtà quotidiana. Comunque validissime
entrambe. (Salvatore
Messina)
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PRECAUZIONI¬
La cultura è come il seno al sole: va esposta secondo certe
regole. (Gian Genta)
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CULTURA VUOL DIRE RISPETTO¬
Sono convinto che la vera cultura è quella che si aquisisce
con le proprie esperienze, naturalmente accompagnate e sorrette
da una base di studio che non deve essere necessariamente
quella della scuola, ma anche quella acquisita attraverso
le informazioni ed i libri che ognuno può consultare. Esiste
alla fine una questione essenziale: la vera base della propria
cultura è l'educazione e il rispetto degli altri, chiunque
essi siano. Naturalmente tutto questo non è sufficiente. Io
sono uno scrittore ed un pittore e devo affermare che per
dipingere studio da sempre la vita dei grandi pittori per
apprendere le loro tematiche, la loro vita e soprattutto le
sofferenze provocate da un mondo ostile ed incapace di comprendere
la vera arte. La storia si ripete all'infinito, anche oggi
viviamo la stessa situazione a causa dell'ignoranza e della
cattiveria diffusa in ogni strato dei ceti sociali. Però non
perdo le speranze e continuo a lottare per diffondere le mie
opinioni. (Pay)
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SETE DI CULTURA ¬
Cultura? Sì, io ne ho una gran sete. Adesso vado al bar e
mi trangugio un bel diario dei ricordi di un'adolescente,
liscio con ghiaccio e un po' di seltz! (Luisa)
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IMPORTANZA DELLA CULTURA
FAMILIARE ¬
Direi che in quando si esprimono opinioni manca l'attenzione
nei confronti di quella che è la cultura per eccellenza: la
cultura familiare, la cultura di un popolo... Per cultura
si intende informazione ma non solo nozionismo, informazioni
che il nostro inconscio si porta dietro da sempre e che ereditiamo
senza renderci conto, da come tocchi una superficie di legno
cercando quella sensazione familiare a come allacci un sarong
alla tua vita, come fai la pasta e fagioli, come parli ai
tuoi figli se commettono un errore, insomma è tutto un patrimonio
di conoscenza infinito che abbraccia qualunque arte e qualunque
pensiero, vasto e arricchibile sempre e soprattutto mosso
dalla curiosità e dalla consapevolezza che per quante informazioni
possiamo conquistare rimarremo sempre profondamente ignoranti
su miliardi di altri argomenti e qui subentra l'umiltà. Mi
sento di dire che una persona veramente colta spesso è anche
umile. (Paperino Paolino)
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FARE E SAPERE ¬
Studi scolastici ed esperienze di vita sono ugualmente importanti.
Non si possono disunire le due cose in quanto l'assenza dell'una
annulla l'altra. Il saggio non è colui che sa, ma colui che
fa quello che sa! (Carlalberto
Iacobucci)
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CULTURA NON VUOL DIRE SAPERE
TUTTO ¬
La cultura è fondamentale, soprattutto se derivante da una
ricerca personale e non dai percorsi imposti dalla scuola
(importanti, ma solo come punto di partenza). A mio parere,
poi, la cultura personale non è valutabile da quanto una persona
"sa", o da quanto sia informata: per usare una frase non mia,
la persona di cultura non è quella che sa tutto, ma quella
che sa trovare in pochissimo tempo qualsiasi informazione
le serva. Non ha cultura chi trascorre un'intera serata a
spiattellare al prossimo tutto il suo nozionismo su un determinato
argomento, ma chi è in grado di sostenere qualsiasi conversazione
o di affrontare qualsiasi argomento con una buona base di
conoscenza. (Ada Becchio)
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NELLA VITA TUTTO È
CULTURA ¬
Credo che la cultura fondamentale che si acquisisce a scuola,
anche se nozionistica, sia molto importante. L'essere umano
non può mai raggiungere l'elevazione conoscitiva globale,
ma è importante che abbia sempre la capacità di apprendere
e valuti tutto con il suo vivere sociale, le esperienze e
la maturità che si acquisisce con il trascorrere degli anni.
Nella vita tutto è cultura e sta solo a noi recepire e approfondire
per crescere e avere la capacità e la consapevolezza del sapere
e del proprio essere. (Francesca)
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UNA CULTURA COSTRUITA IN
PROPRIO ¬
Ho fatto studi industriali pur avendo inclinazioni umanistiche.
Di famiglia operaia, negli anni della mia adolescenza, la
strada era obbligata: avviamento industriale ed al massimo
il diploma di perito inustriale (quando per l'ammissione alle
università era obbligatorio il liceo). Perciò, studiando la
tecnologia, poco o niente ho contribuito alla mia personale
cultura, che mi sono costruito in proprio leggendo libri e
giornali, frequentando ritrovi intellettuali, scegliendo film
adeguati e coltivando la narrativa. La mia generazione, quella
dei "Balilla", si scoprì molto ignorante alla liberazione.
Scoprire Luois Armstrong ed Ella Fitzgerald, Bracque e Keruac,
i blue jeans e le camice awaiane, l'amicizia coi soldatini
americani per ascoltare i loro dischi e imparare i loro balli...
fu una strabiliante, irripetibile, condizione. Io che ho visto
queste cose non posso non pensarci quando vedo in TV cosa
succede in Iraq. Gli americani ci liberarono dal fascio e
noi li accogliemmo in festa. Ci aiutarono a raddrizzare l'Italia
dai danni della guerra, e poi partirono lasciando dietro di
sé una libera democrazia. Perché non è successo così
anche in Iraq? Credo che pur avendo anche loro una grande
civiltà alle spalle gli sia mancata tutta la successiva grande
cultura dell'occidente, ed in particolare dell'Italia. Non
credo di essere razzista se annoto che geograficamente la
civiltà dei popoli non è progredita in maniera uniforme. E
che noi occidentali dobbiamo essere fieri del nostro cammino.
(Pier Luigi Baglioni)
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FAR LIEVITARE IL SAPERE
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La cultura, a detta del dizionario, è quell'insieme di conoscenze
e sapere che ognuno di noi possiede; ma, cosa s'intende per
conoscenza e sapere: arricchirsi di un linguaggio nuovo e
adoperarlo per prendere in giro la gente come fanno tantissimi
politici e grossi prelati, o utilizzare questo meraviglioso
strumento a servizio della società per aiutarla a migliorarsi?
Tanta gente si arroga il diritto d'appartenenza al mondo degli
intellettuali solo perché ha ricevuto onorificenze o conseguito
grandi lauree. E' proprio la scuola che rende l'uomo colto?
Credo che essa invece lo aiuti a migliorarsi in quanto lo
arricchisce di nuovi saperi. E' tantissima la gente, oggigiorno,
che sfoggia un linguaggio ricco e persino con una superba
dizione teatrale, e allora? E' forse da considerarla persona
colta? Lo può anche essere, badiamo bene, ma non lo è di certo
per il suo modo di parlare. La verità e che spesso tendiamo
a definire colti coloro che si esprimono, magari senza aiutarsi
con gesti, con un ricco scenario di paroloni che lasciano
i più a bocca aperta. Credo che la cultura, al di là della
scuola che certo aiuta a capire tanto, è quell'insieme di
ingredienti che serve a fare lievitare il sapere. E' come
quando il fornaio si appresta a preparare il pane: la farina,
il lievito, il sale. (Rocco
Chinnici)
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L'UMILTÀ ALLA BASE
DEL CONCETTO DI CULTURA ¬
Ritengo ci sia veramente molto di vero nel fatto di constatare
che, purtroppo, anche e soprattutto nel campo della cultura,
viviamo in un triste tempo in cui "paga" l'atteggiamento dell'apparire,
più che la sostanza, e quindi tutto l'apparato scenico di
parolone ad affetto per stordire e stupire l'interlocutorie
in un vuoto esercizio di narcisistico ascolto. In realtà credo
che anche in questo campo ci sia ben poco di nuovo sotto il
sole e penso che quasi nessuno possa ritenersi davvero colto,
perché; più conosce in vari campi - nel senso che si è documentato
ed ha approfondito attraverso letture appropriate - veramente
sa di non sapere in mille e più altri settori. Un atteggiamento
di vera umiltà e apertura al nuovo, inteso come sana curiosità
di ogni aspetto della vita, ritengo sia quello che può forse
più avvicinarsi al concetto di cultura o, quanto meno, di
intelligenza. Il percorso di ognuno è poi del tutto personale
ed è molto difficile stabilire il maggior peso percentuale
delle conoscenze dogmatiche o delle concrete esperienze di
vita, visto che a ben vedere l'universo interiore di ognuno
di noi è, per fortuna, un magma in continua evoluzione. Per
rifarsi alla parafrasi dell'articolo, un tipo di pane è diverso
dall'altro e può richiedere un insieme di diversi ingredienti...
(Rosanna Galdi)
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LA SCUOLA È NECESSARIA
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Non si può pensare di potersi definire persone colte se non
esiste una base scolastica su cui poggiare ogni ulteriore
conoscenza derivante dalle esperienze di vita. Stimo molto
gli autodidatti che vogliono colmare le proprie lacune ma
consiglierei loro, qualunque età abbiano, di iscriversi ad
un corso scolastico per poter acquisire certe nozioni fondamentali
che da soli non riusciranno mai ad individuare. (Matteo)
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CULTURA FUORI DALLA SCUOLA
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La necessità di "iscriversi ad un corso scolastico" come unico
modo per far parte della schiera degli uomini colti, mi appare
una "fregnaccia". Il corso scolastico spesso irregimenta il
tuo bisogno di sapere, lo istituzionalizza e lo sterilizza.
Tutto ciò che ho appreso nella mia vita è fuori dai banchi
di scuola. Passa in rassegna la nostra letteratura dell'ultimo
secolo e ti renderai conto che i grandi scrittori, pensatori
e poeti hanno fatto poco uso della scuola. Il maestro dei
maestri, Benedetto Croce, è uno di questi. Per non parlare
di Papini, Prezzolini... (Felice
Scipioni)
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LA SCUOLA NON BASTA ¬
Non sono d'accordo con quanto espresso da Matteo, in quanto
la scuola, attualmente in particolar modo, non esprime granché
come cultura, anzi, a volte si limita ad esporre solo nozionismo
non supportato da altro. La cultura è qualcosa - secondo me
- che la scuola da sola non può darti, in quanto è tutta l'esperienza
di vita e come tu l'attraversi che può darti cultura, cercando
risposte alle curiosità del sapere. Certo che, se non sei
"curioso" in questo senso, può bastarti la scuola.
(Brunella Grasso)
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CHI È L'AUTODIDATTA
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Sono condivisibili le perplessità sulla possibilità di un
autodidatta di riuscire "a colmare le proprie lacune". Vero,
ma occorre riconoscere che l’autodidatta non è un comune "studente";
è una persona fortemente motivata che, per vicissitudini esistenziali,
non ha potuto seguire un regolare corso di studi sotto la
guida di un insegnante ma ha tuttavia studiato servendosi
di testi. Comunque sia il compito dell’autodidatta non è invidiabile.
Deve procedere attraverso un percorso di studi inevitabilmente
problematico, cosparso com'è di continue incertezze, di dubbi,
di interrogativi. È uno scalatore solitario obbligato a superare
ostacoli solo al costo di un’applicazione continua, sfibrante,
fino all'estenuazione. Fra gli autodidatti illustri me ne
vengono in mente due, fra loro molto diversi. Ebbero però,
in comune solo l'anomalo rapporto con la scuola. Alberto Moravia
non frequentò mai una scuola. Nell’adolescenza, a causa di
una grave malattia fu costretto per molti anni a letto. Non
poté quindi seguire studi regolari. Tuttavia questo non gli
impedì di divenire uno dei più significativi scrittori del
Novecento. Imparò tutto da sé senza mai conseguire alcun titolo
di studio. Leonardo Sciascia, lucido e incisivo romanziere
e saggista, fu anch’egli un irregolare, in larga misura autodidatta,
che ebbe un difficile rapporto con la scuola. Si diplomò all’istituto
magistrale e, di mala voglia, insegnò per qualche anno; ma
agli esami universitari, cui si preparò da solo, venne clamorosamente
bocciato, proprio in letteratura italiana. Dopo il sofferto
tirocinio di maestro, si diede pienamente alla scrittura,
lasciando impronte significative nella storia civile del nostro
Paese. Agli Autori citati la scarsa o trascurabile frequenza
scolastica non ha impedito di affermarsi. Ma in tutti gli
altri casi? Sicuramente l’autodidatta che sfonda agli esami
può contare su qualche marcia in più per integrarsi positivamente
nel mondo del lavoro e apportarvi doti singolari di determinazione
e creatività. (Gino
A. Adamo)
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LA SCUOLA È SOLO
UNA BASE ¬
Non mi trovo pienamente d'accordo con Matteo: penso che studiare
solo perché si è costretti dall'esame imminente sia assolutamente
deleterio. Io ho imparato molte più cose studiando da sola
(e per studiare intendo informarmi e documentarmi adeguatamente)
le cose che via via mi interessavano, che non a scuola o all'università.
La scuola è essenziale come base, quando si è giovani, poi
trovo che siano limitate dal loro settore di competenza (diritto,
storia, economia, etc.). Certo, gli insegnanti ti possono
dare un aiuto ed un indirizzo, ma possono anche fare danni
e limitare i nostri orizzonti. (Ada
Becchio)
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NON SOTTOVALUTARE IL VALORE
DELLA SCUOLA ¬
La scuola non fa tutta schifo, come sembra pensare oggi la
maggior parte degli italiani. Nella scuola operano professionisti
seri e preparati, troppo spesso bistrattati e considerati
spazzatura sociale, che sono in grado di guidare, suggerire
senza imporre, svegliare menti e coscienze, offrire occasioni
di confronto con idee e personalità diverse. La scuola è un
ambiente che offre straordinarie opportunità di crescita,
maturazione e conoscenza, ma purtroppo non è quasi mai considerato
tale né dagli utenti né da coloro che lo giudicano al di fuori.
Vorrei che si smettesse di insultare la scuola (salvo poi
caricarla di tutte le responsabilità e di qualsivoglia onere
che la società o lo stato non siano in grado di sostenere),
gli insegnanti e quant'altro e che si pensasse seriamente
al suo valore formativo e alla fondamentale funzione culturale
che essa svolge. Metodo, confronto, ampliamento di orizzonti
e chiarimento di mille dubbi sono cose che un autodidatta
può certamente conseguire, ma impiegando più tempo e fatica
e privandosi comunque della presenza degli altri.
(Loredana Capellazzo)
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CULTURA LETTERARIA ¬
Fare cultura attraverso la letteratura non è mettere insieme
parole, non è solo il talento, solo la volontà, solo lo studio
e la costanza. E' tutte queste cose insieme ed è di più ancora:
è osare e dannarsi, continuare a battersi per battere quel
sentiero nato prima di te. E' volare lì e scoprire dove continua.
Senza paura di cadere, e di volare. (Giovanna
Mulas)
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UN CONTINUO COLTIVARE ¬
Fare cultura è coltivare. Coltivare vuol dire dissodare. E
dissodare è fatica. Non sappiamo poi se il seme, gettato nel
campo arato, nascerà, e una volta nato non sappiamo quale
e quanto frutto porterà. La nostra vita è un continuo gettare
la semente. Eppure, anche nell'incertezza, non si può non
arare e non seminare. Il raccolto non ci basterà mai, ma è
indispensabile per mantenerci in vita. (Felice
Scipioni)
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UN BUON ACCESSORIO ¬
L'esperienza di vita serve per la pratica. La cultura serve
per il diletto mentale. L'esperienza viene comunque prima
nella vita di tutti i giorni... la cultura è un buon
accessorio. (AC680)
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006. UN TIPO DI
PANE ¬
Opinione di Franca Aletti
La cultura è un seme che non necessariamente genera rose.
Può nascere un papavero o una spiga. Ecco, se serve a fare
un tipo di pane, ben venga la cultura.
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LA CULTURA FA MALE? ¬
Bello il paragone tra la cultura e il seme. È vero,
non è detto che nascano rose. La cultura è bella e fa bene
ma da un certo punto di vista può anche fare male, perché
rende consapevoli di tante cose e rende più responsabili.
Resta quindi il sottile dubbio di cui non si dovrebbe trascurare
l'importanza: è meglio essere colti e pieni di paure o ignoranti
e spensierati? Mi piacerebbe approfondire l'argomento attraverso
le opinioni di altre persone.a. (Gino
Tramutoli)
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LA CULTURA INSEGNA A VIVERE
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Io la cultura la vedo come un piatto di pasta; fondamentale
è il condimento, più ce n'è meglio è... si continua a crescere,
il cervello ha bisogno di alimentarsi in continuazione. Seme
o pasta, l'importante è mangiarne in quantità industriale.
Vorrei rispondere a Gino: sì, può darsi che vivere la vita
da ignoranti e spensierati sia più facile, ma il difficile
secondo me è quando devi comunicare con gli altri; se non
sei almeno un po' colto gli argomenti si esauriscono subito,
e poi tu che fai? Parli della Juventus (si fa per dire)?.
E poi perché uno colto deve avere paura? E di cosa? La cultura
dovrebbe insegnarti anche la ragione, l'intelligenza, il saperti
districare dagli imprevisti, tutte cose che fanno parte della
vita. In ogni caso tutti devono essere responsabili, ignoranti
e colti. (Antonella
Andreotti)
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ESPERIENZE DI VITA ¬
Se per cultura si intende tensione verso la conoscenza, sì,
proviene dalla scuola. Ma la conoscenza perfetta è sempre
più avanti, non si raggiunge e comunque non si può possedere
definitivamente in questo mondo. La mia cultura personale
deriva dalla mia esperienza di vita, che comprende anche la
scuola, ma non ha nulla a che vedere col sistema scolastico
in sé. (Elvio Ciferri)
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DOPO GLI STUDI ¬
Mi sono laureata, dopo sei anni faticosi di studi, in psicologia,
dopodiché è stato necessario fare un anno di tirocinio ed
eccomi già a 27 anni. Poi, a mie spese, l'esame di Stato per
l'abilitazione alla professione, che con le sue tre prove
ti porta via almeno otto mesi (per l'attesa dei risultati
dei due scritti) e poi ancora quattro anni di specializzazione,
se vuoi lavorare, sempre a mie spese con rette mensili da
capogiro, per giungere così a 30 anni già stanca, a vivere
in casa con i miei genitori e con una vita ancora decisamente
adolescenziale! E poi ci chiamano "mammoni"... che desolazione!!!
(Claudia)
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GLI IGNORANTI ¬
Io non mi ritengo colta, ho frequentato le scuole fino alla
terza media. Ma avendo sempre studiato con l'intenzione di
imparare, sono in grado di distinguere le persone colte da
quelle ignoranti. E devo dire che incontro ignoranti nelle
categorie sociali che dovrebbero essere un esempio di cultura:
insegnanti, giornalisti, professionisti di ogni genere. Ma
questa gente, quando andava a scuola, cosa faceva? Sicuramente
non studiava e, chissà come, è arrivata a diplomarsi o laurearsi
senza alcun merito! (Simona)
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SONO COLTO ¬
Sì. Io mi ritengo colto. Ho 17 anni e frequentando i miei
coetanei ho sempre notato di essere il più informato. Non
faccio per vantarmi, la cultura proviene dallo studio (non
solo la scuola), dalla voglia di conoscenza, dalle esperienze
di vita. Mi interessa sapere la vostra opinione. (Fabio)
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UN BRUCO ¬
La cultura è un bruco. Se mette le ali, ecco l'Arte.
(Stellario Panarello)
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