Limpida Mente

RELAZIONI - Le interviste di LimpidaMente

Alcune domande a GIULIA MORELLO

Giulia Morello è nata nel 1979, lavora come operatice sociale e coltiva interessi artistici e culturali. Ha debuttato come scrittrice con il romanzo "Schiena contro schiena", con prefazione della cantante Dolcenera. Ha realizzato documentari e cortometraggi ed è stata soggettista del lungometraggio "Con(fusione)", del quale ha scritto la sceneggiatura insieme a Pierluigi Adami. Inoltre è appassionata di teatro e ama dipingere. Nel 2015 è uscito il suo volume "Sono innamorata di Pippa Bacca. Chiedimi perché!". LimpidaMente la ha intervistata dopo l'uscita del suo primo libro.

Giulia Morello

GIULIA MORELLO
Domanda: Può sintetizzare il contenuto del suo romanzo "Schiena contro schiena"?
Risposta: «È un romanzo imperniato su due temi importantissimi: l'applicazione della giustizia per i reati commessi dai minori e la relazione non sempre facile tra una madre e una figlia».

Cosa l'ha indotta a trattare l'argomento dei reati minorili?
«Ho sentito l'urgenza di raccontare e far “vedere” attraverso i miei occhi un luogo che il lettore non ha mai visto e che, probabilmente, mai vedrà. Infatti il romanzo è ambientato in un Centro di prima accoglienza penale minorile (di solito indicato con la sigla C.p.A.), un luogo che esiste solo in Italia, dal 1989. Tutti i minori in stato di arresto in attesa dell’udienza di convalida finiscono lì, dall’omicida a chi ruba il pane. I C.p.A., pur non essendo strutture di tipo carcerario, assicurano per 96 ore la custodia dei minorenni, che vengono seguiti da un'équipe composta da educatori, psicologi, operatori. In nessun altro paese del mondo esiste questo tipo di struttura per minori in stato di arresto».

Quali sono le realtà poco conosciute di questi centri?
«Sono delle realtà che conosco da vicino perché lavoro al C.p.A. di Roma come operatrice sociale da cinque anni. È un luogo di cui nessuno parla, nessuno scrive, ma in cui, solo nel 2004 sono passati più di 1200 minori. E quando non sono i mezzi di comunicazione, sono i numeri a parlare da sé. È strano che tutti noi abbiamo un’idea più o meno attendibile di cosa sia il carcere ed invece ignoriamo cosa sia un centro di prima accoglienza. Eppure, se ci pensiamo, le persone che passano dai C.p.A., che sono di fatto il primo impatto con la giustizia per un minore in stato di arresto, sono le stesse (o quasi) che riempiono le carceri minorili».

Con quale stato d'animo ha trattato questi argomenti nel suo romanzo?
«Per scrivere di questo luogo inaccessibile sono partita dal comun denominatore del genere umano: le emozioni. Ho scritto in “emozione”, passatemi il termine. E proprio le emozioni permettono a "Schiena contro schiena" di essere un romanzo di identificazione, in cui è possibile sentire il peso ed il calore dell’altra schiena contro cui si è appoggiati».

Si riferisce al rapporto esistente tra le protagoniste (madre e figlia) del romanzo?
«Sì, un rapporto che viene definito proprio dal titolo: "Schiena contro schiena". È la storia di due persone che sentono l'una il calore dell'altra, ma che non vedranno mai le stesse cose, due donne che non guardano mai lo stesso orizzonte».

Come si sviluppa la narrazione?
«"Schiena contro schiena" è un parallelo continuo e costante delle 96 ore che dividono Silvia da Lucia, una figlia da una mamma. Silvia è una diciassettenne romana, di famiglia borghese, che commette il fatidico errore che la condurrà in quel mondo "accanto" quale è il C.p.A. Lucia è la giovane madre di Silvia, donna in carriera, risoluta e separata dal marito. Lucia che aveva bisogno del buio imposto da Silvia per ritrovare la sua luce dimenticata. È lei che di fatto ha cresciuto Silvia. Il cuore del libro è il loro rapporto, il rapporto di due persone così simili da riconoscersi in una diversità. Il libro si svolge in un costante e continuo parallelo tra il mondo "fuori" che abita Lucia ed il mondo "accanto" che è costretta ad abitare Silvia. Due donne che non riescono a spogliarsi dal proprio ruolo, di madre per Lucia, e di figlia per Silvia, per incontrarsi, finalmente, come persone».

Una grande difficoltà nel comunicare, dunque...
«Esattamente. Anche la forma narrativa è emblema dell’estrema difficoltà di comunicare: i personaggi non dialogano, se non raramente, ma pensano e… scrivono. Leggendo Lucia e Silvia ci si accorge che parole e pensieri fanno viaggi diversi, a volte inconciliabili. Infatti, nei loro ragionamenti ad ampio respiro sulla vita, la famiglia, i sogni, madre e figlia si avvicinano, si cercano, si raccontano; ma al momento di parlarsi faccia a faccia, il muro che le divide rovina molti propositi. Madre e figlia condividono una passione che non sanno di avere in comune: scrivere».

Considerando come esempio le vicende di Lucia, come dovrebbe agire, secondo lei, la giustizia nei confronti dei minori che commettono reati?
«Sicuramente partendo dal presupposto della recuperabilità del minore».

In caso di reati minorili più o meno gravi, ritiene che una madre debba stare sempre dalla parte di un figlio o di una figlia? Perché?
«Credo che una madre inevitabilmente stia sempre dalla parte del proprio figlio. Finora non mi è mai capitato di vedere una madre che non stesse dalla parte del proprio figlio. Ciò che fa la differenza è il "come"».

In sintesi, quali sono i messaggi contenuti in questa sua opera?
«Il racconto è ambientato in quello che sembra il laboratorio della vita, un centro come una sorta di sala di attesa dove l’introspezione conduce a frasi che in realtà sono grida emanate in stato di lucida coscienza. E nel laboratorio della vita i pensieri raggiungono tanti luoghi: il coraggio (“somma di tante paure”); la diversità; l’estraneità (“qui è una porta accanto alla realtà”); l’assenza e l’essenza umana; l’indifferenza (“e imparerete a preoccuparvi solo del vostro angolino di mondo”); i giudizi; la normalità (“basta qualche vizio,un frigo pieno e qualche sbadiglio per rientrare nella tanto auspicata normalità”) la crisi di valori (“c’è un deficit di idee e di valori ben più grave e preoccupante dei crolli borsistici. Abbiamo imparato a guardare e tacere”); la condizione umana (“non mi mancava nulla per sopravvivere, molto per iniziare a vivere davvero); la speranza (“tutto si può avere ora, anzi si deve”); l’arte (“la nobiltà di chi osa”); l’etnia (“Vesna hai mai pensato a cambiare vita?” e Vesna: “hai mai pensato di diventare zingara?”)».

Quali sono le particolarità della sua narrazione e del suo stile letterario?
«Il libro lascia ampi spazi all’immaginazione, ai colori e mai alle descrizioni fisiche. La vita interiore dei personaggi è messa in primo piano. Sono le emozioni, le sensazioni ed i pensieri dei personaggi, e non gli eventi, il motore del romanzo. Il sistema stilistico poggia su due principi che sono a fondamenta di ogni stile: è scritto ciò che si sente come lo si sente; la grammatica è uno strumento e non una legge. "Schiena contro schiena" è un libro che parla di noi, qualunque sia la nostra generazione, genitore o figlio, qualunque sia, o sarà, il nostro errore che può addirittura portarci in un posto mai immaginato».

Lei è molto giovane: come è giunta alla pubblicazione del suo romanzo?
«Credendoci molto. Ho mandato alla casa editrice una semplice e-mail di nove righe in cui spiegavo il perché ho scritto "Schiena contro schiena". La più grande soddisfazione non è solo la pubblicazione, ma il non dover ringraziare nessuno per questo traguardo».

DOLCENERA
La cantante Dolcenera ha scritto la prefazione del suo libro con molta attenzione e competenza: esiste fra voi un rapporto di collaborazione artistica?
«Sì, certo. Le ho chiesto di scrivere la prefazione del mio primo romanzo proprio per l'immensa fiducia che nutro nei suoi confronti. Mai avrei affidato a chiunque la prefazione del primo sogno che si realizza. Ero assolutamente certa che lei avrebbe potuto leggere non solo le righe scritte, ma anche quelle non scritte. La collaborazione artistica è nata quando abbiamo scoperto di avere sogni simili e di avere la stessa "urgenza"».

Quali sono i suoi progetti per il futuro? Ha in programma la pubblicazione di altre opere?
«Sì, proprio in questo periodo sto scrivendo il mio secondo romanzo».

Lo attendiamo e saremo molto lieti di leggerlo.
«Grazie. Un saluto ai lettori di LimpidaMente».

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