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CULTURE - Opinioni

SCUOLA ED ESPERIENZE DI VITA
La tua cultura personale deriva più dagli studi scolastici o dalle esperienze di vita? Parla del tuo personale concetto di cultura, del modo in cui la coltivi e dell'importanza che attribuisci all'istruzione.

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022. — CULTURA NELLA QUOTIDIANITÀ¬
Opinione di Ireneo Gerosa
La Cultura è come un mosaico. La propria Cultura si può formare leggendo libri, esercitandosi a scrivere propri pensieri o concetti ecc. Ma la Cultura per eccellenza, secondo me, è quella che ci formiamo attraverso la nostra quotidianità, col suo insieme di esperienze , di relazioni interpersonali, sentendosi parte della Società Umana. E traendone le nostre personali conclusioni, anche.
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021. — CULTURA SENZA LIBRI¬
Opinione di Alex
Secondo un saggio è cultura tutto ciò che rimane in noi dopo che abbiamo dimenticato ciò che abbiamo letto e studiato. Cultura è la capacità di saper leggere la propria condizione e la propria realtà storica. Non ha molto a che fare con la scuola, purtroppo. Sicuramente alimenta la nostra cultura molto di più la lettura di un buon libro o una nostra esperienza di vita che quello che si è imparato a scuola. La scuola può darci solo degli strumenti in più ma poi sta ad ognuno di noi utilizzarli nella maniera migliore. Il nozionismo e il sapere libresco, spesso polveroso e serioso, non è cultura. Cultura è vivere e rapportarsi con il mondo, con gli altri e con se stessi in modo intelligente, dinamico, "presente" ed anche non alieno da un certo umorismo di fondo. Può essere più colto un contadino che in vita sua non ha letto un libro ma che ha innata la filosofia di chi convive con la terra da secoli piuttosto che un erudito che ha letto un milione di libri senza trarne un reale giovamento...
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020. — INTELLIGENZA?¬
Opinione di Carlo, Fregene
La cultura non è necessariamente intelligenza.
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019. — IL CONTATTO CON LA REALTÀ¬
Opinione di Salvatore Messina
Una cultura di base è giusto apprenderla a scuola mentre quella che reputo più importante è quella che si riceve giorno dopo giorno a contatto con la realtà quotidiana. Comunque validissime entrambe.
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018. — PRECAUZIONI¬
Opinione di Gian Genta
La cultura è come il seno al sole: va esposta secondo certe regole.
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017. — CULTURA VUOL DIRE RISPETTO¬
Opinione di Pay
Sono convinto che la vera cultura è quella che si aquisisce con le proprie esperienze, naturalmente accompagnate e sorrette da una base di studio che non deve essere necessariamente quella della scuola, ma anche quella acquisita attraverso le informazioni ed i libri che ognuno può consultare. Esiste alla fine una questione essenziale: la vera base della propria cultura è l'educazione e il rispetto degli altri, chiunque essi siano. Naturalmente tutto questo non è sufficiente. Io sono uno scrittore ed un pittore e devo affermare che per dipingere studio da sempre la vita dei grandi pittori per apprendere le loro tematiche, la loro vita e soprattutto le sofferenze provocate da un mondo ostile ed incapace di comprendere la vera arte. La storia si ripete all'infinito, anche oggi viviamo la stessa situazione a causa dell'ignoranza e della cattiveria diffusa in ogni strato dei ceti sociali. Però non perdo le speranze e continuo a lottare per diffondere le mie opinioni.
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016. — SETE DI CULTURA ¬
Opinione di Luisa
Cultura? Sì, io ne ho una gran sete. Adesso vado al bar e mi trangugio un bel diario dei ricordi di un'adolescente, liscio con ghiaccio e un po' di selz!
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015. — IMPORTANZA DELLA CULTURA FAMILIARE ¬
Opinione di Paperino Paolino
Direi che in quando si esprimono opinioni manca l'attenzione nei confronti di quella che è la cultura per eccellenza: la cultura familiare, la cultura di un popolo... Per cultura si intende informazione ma non solo nozionismo, informazioni che il nostro inconscio si porta dietro da sempre e che ereditiamo senza renderci conto, da come tocchi una superficie di legno cercando quella sensazione familiare a come allacci un sarong alla tua vita, come fai la pasta e fagioli, come parli ai tuoi figli se commettono un errore, insomma è tutto un patrimonio di conoscenza infinito che abbraccia qualunque arte e qualunque pensiero, vasto e arricchibile sempre e soprattutto mosso dalla curiosità e dalla consapevolezza che per quante informazioni possiamo conquistare rimarremo sempre profondamente ignoranti su miliardi di altri argomenti e qui subentra l'umiltà. Mi sento di dire che una persona veramente colta spesso è anche umile.
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014. — FARE E SAPERE ¬
Opinione di Carlalberto Iacobucci
Studi scolastici ed esperienze di vita sono ugualmente importanti. Non si possono disunire le due cose in quanto l'assenza dell'una annulla l'altra. Il saggio non è colui che sa, ma colui che fa quello che sa!
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013. — CULTURA NON VUOL DIRE SAPERE TUTTO ¬
Opinione di Ada Becchio, 34 anni, Cuneo
La cultura è fondamentale, soprattutto se derivante da una ricerca personale e non dai percorsi imposti dalla scuola (importanti, ma solo come punto di partenza). A mio parere, poi, la cultura personale non è valutabile da quanto una persona "sa", o da quanto sia informata: per usare una frase non mia, la persona di cultura non è quella che sa tutto, ma quella che sa trovare in pochissimo tempo qualsiasi informazione le serva. Non ha cultura chi trascorre un'intera serata a spiattellare al prossimo tutto il suo nozionismo su un determinato argomento, ma chi è in grado di sostenere qualsiasi conversazione o di affrontare qualsiasi argomento con una buona base di conoscenza.
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012. — NELLA VITA TUTTO È CULTURA ¬
Opinione di Francesca, 47 anni, Trani
Credo che la cultura fondamentale che si acquisisce a scuola, anche se nozionistica, sia molto importante. L'essere umano non può mai raggiungere l'elevazione conoscitiva globale, ma è importante che abbia sempre la capacità di apprendere e valuti tutto con il suo vivere sociale, le esperienze e la maturità che si acquisisce con il trascorrere degli anni. Nella vita tutto è cultura e sta solo a noi recepire e approfondire per crescere e avere la capacità e la consapevolezza del sapere e del proprio essere.
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Ho fatto studi industriali pur avendo inclinazioni umanistiche. Di famiglia operaia, negli anni della mia adolescenza, la strada era obbligata: avviamento industriale ed al massimo il diploma di perito inustriale (quando per l'ammissione alle università era obbligatorio il liceo). Perciò, studiando la tecnologia, poco o niente ho contribuito alla mia personale cultura, che mi sono costruito in proprio leggendo libri e giornali, frequentando ritrovi intellettuali, scegliendo film adeguati e coltivando la narrativa. La mia generazione, quella dei "Balilla", si scoprì molto ignorante alla liberazione. Scoprire Luois Armstrong ed Ella Fitzgerald, Bracque e Keruac, i blue jeans e le camice awaiane, l'amicizia coi soldatini americani per ascoltare i loro dischi e imparare i loro balli... fu una strabiliante, irripetibile, condizione. Io che ho visto queste cose non posso non pensarci quando vedo in TV cosa succede in Iraq. Gli americani ci liberarono dal fascio e noi li accogliemmo in festa. Ci aiutarono a raddrizzare l'Italia dai danni della guerra, e poi partirono lasciando dietro di sé una libera democrazia. Perché non è successo così anche in Iraq? Credo che pur avendo anche loro una grande civiltà alle spalle gli sia mancata tutta la successiva grande cultura dell'occidente, ed in particolare dell'Italia. Non credo di essere razzista se annoto che geograficamente la civiltà dei popoli non è progredita in maniera uniforme. E che noi occidentali dobbiamo essere fieri del nostro cammino. (commento di Pier Luigi Baglioni, web writer, Genova)

011. — FAR LIEVITARE IL SAPERE ¬
Opinione di Rocco Chinnici, 48 anni, Palermo
La cultura, a detta del dizionario, è quell'insieme di conoscenze e sapere che ognuno di noi possiede; ma, cosa s'intende per conoscenza e sapere: arricchirsi di un linguaggio nuovo e adoperarlo per prendere in giro la gente come fanno tantissimi politici e grossi prelati, o utilizzare questo meraviglioso strumento a servizio della società per aiutarla a migliorarsi? Tanta gente si arroga il diritto d'appartenenza al mondo degli intellettuali solo perché ha ricevuto onorificenze o conseguito grandi lauree. E' proprio la scuola che rende l'uomo colto? Credo che essa invece lo aiuti a migliorarsi in quanto lo arricchisce di nuovi saperi. E' tantissima la gente, oggigiorno, che sfoggia un linguaggio ricco e persino con una superba dizione teatrale, e allora? E' forse da considerarla persona colta? Lo può anche essere, badiamo bene, ma non lo è di certo per il suo modo di parlare. La verità e che spesso tendiamo a definire colti coloro che si esprimono, magari senza aiutarsi con gesti, con un ricco scenario di paroloni che lasciano i più a bocca aperta. Credo che la cultura, al di là della scuola che certo aiuta a capire tanto, è quell'insieme di ingredienti che serve a fare lievitare il sapere. E' come quando il fornaio si appresta a preparare il pane: la farina, il lievito, il sale.
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Ritengo ci sia veramente molto di vero nel fatto di constatare che, purtroppo, anche e soprattutto nel campo della cultura, viviamo in un triste tempo in cui "paga" l'atteggiamento dell'apparire, più che la sostanza, e quindi tutto l'apparato scenico di parolone ad affetto per stordire e stupire l'interlocutorie in un vuoto esercizio di narcisistico ascolto. In realtà credo che anche in questo campo ci sia ben poco di nuovo sotto il sole e penso che quasi nessuno possa ritenersi davvero colto, perché più conosce in vari campi - nel senso che si è documentato ed ha approfondito attraverso letture appropriate - veramente sa di non sapere in mille e più altri settori. Un atteggiamento di vera umiltà e apertura al nuovo, inteso come sana curiosità di ogni aspetto della vita, ritengo sia quello che può forse più avvicinarsi al concetto di cultura o, quanto meno, di intelligenza. Il percorso di ognuno è poi del tutto personale ed è molto difficile stabilire il maggior peso percentuale delle conoscenze dogmatiche o delle concrete esperienze di vita, visto che a ben vedere l'universo interiore di ognuno di noi è, per fortuna, un magma in continua evoluzione. Per rifarsi alla parafrasi dell'articolo, un tipo di pane è diverso dall'altro e può richiedere un insieme di diversi ingredienti... (commento di Rosanna Galdi, 48 anni, impiegata, Genova)

010. — LA SCUOLA E' NECESSARIA ¬
Opinione di Matteo, 32 anni, pubblicista, Ravenna
Non si può pensare di potersi definire persone colte se non esiste una base scolastica su cui poggiare ogni ulteriore conoscenza derivante dalle esperienze di vita. Stimo molto gli autodidatti che vogliono colmare le proprie lacune ma consiglierei loro, qualunque età abbiano, di iscriversi ad un corso scolastico per poter acquisire certe nozioni fondamentali che da soli non riusciranno mai ad individuare.
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La necessità di "iscriversi ad un corso scolastico" come unico modo per far parte della schiera degli uomini colti, mi appare una "fregnaccia". Il corso scolastico spesso irregimenta il tuo bisogno di sapere, lo istituzionalizza e lo sterilizza. Tutto ciò che ho appreso nella mia vita è fuori dai banchi di scuola. Passa in rassegna la nostra letteratura dell'ultimo secolo e ti renderai conto che i grandi scrittori, pensatori e poeti hanno fatto poco uso della scuola. Il maestro dei maestri, Benedetto Croce, è uno di questi. Per non parlare di Papini, Prezzolini... (commento di Felice Scipioni, editore)
Non sono d'accordo con quanto espresso in quanto la scuola, attualmente in particolar modo, non esprime granché come cultura, anzi, a volte si limita ad esporre solo nozionismo non supportato da altro. La cultura è qualcosa - secondo me - che la scuola da sola non può darti, in quanto è tutta l'esperienza di vita e come tu l'attraversi che può darti cultura, cercando risposte alle curiosità del sapere. Certo che, se non sei "curioso" in questo senso, può bastarti la scuola. (commento di Brunella Grasso, 57 anni, impiegata, Genova)
Sono condivisibili le perplessità sulla possibilità di un autodidatta di riuscire "a colmare le proprie lacune". Vero, ma occorre riconoscere che l’autodidatta non è un comune "studente"; è una persona fortemente motivata che, per vicissitudini esistenziali, non ha potuto seguire un regolare corso di studi sotto la guida di un insegnante ma ha tuttavia studiato servendosi di testi. Comunque sia il compito dell’autodidatta non è invidiabile. Deve procedere attraverso un percorso di studi inevitabilmente problematico, cosparso com'è di continue incertezze, di dubbi, di interrogativi. E' uno scalatore solitario obbligato a superare ostacoli solo al costo di un’applicazione continua, sfibrante, fino all'estenuazione. Fra gli autodidatti illustri me ne vengono in mente due, fra loro molto diversi. Ebbero però, in comune solo l'anomalo rapporto con la scuola. Alberto Moravia non frequentò mai una scuola. Nell’adolescenza, a causa di una grave malattia fu costretto per molti anni a letto. Non poté quindi seguire studi regolari. Tuttavia questo non gli impedì di divenire uno dei più significativi scrittori del Novecento. Imparò tutto da sé senza mai conseguire alcun titolo di studio. Leonardo Sciascia, lucido e incisivo romanziere e saggista, fu anch’egli un irregolare, in larga misura autodidatta, che ebbe un difficile rapporto con la scuola. Si diplomò all’istituto magistrale e, di mala voglia, insegnò per qualche anno; ma agli esami universitari, cui si preparò da solo, venne clamorosamente bocciato, proprio in letteratura italiana. Dopo il sofferto tirocinio di maestro, si diede pienamente alla scrittura, lasciando impronte significative nella storia civile del nostro Paese. Agli Autori citati la scarsa o trascurabile frequenza scolastica non ha impedito di affermarsi. Ma in tutti gli altri casi? Sicuramente l’autodidatta che sfonda agli esami può contare su qualche marcia in più per integrarsi positivamente nel mondo del lavoro e apportarvi doti singolari di determinazione e creatività. (commento di Gino A. Adamo)
Non mi trovo pienamente d'accordo con Matteo: penso che studiare solo perché si è costretti dall'esame imminente sia assolutamente deleterio. Io ho imparato molte più cose studiando da sola (e per studiare intendo informarmi e documentarmi adeguatamente) le cose che via via mi interessavano, che non a scuola o all'università. La scuola è essenziale come base, quando si è giovani, poi trovo che siano limitate dal loro settore di competenza (diritto, storia, economia, etc.). Certo, gli insegnanti ti possono dare un aiuto ed un indirizzo, ma possono anche fare danni e limitare i nostri orizzonti. (commento di Ada Becchio, 34 anni, Cuneo)
La scuola non fa tutta schifo, come sembra pensare oggi la maggior parte degli italiani. Nella scuola operano professionisti seri e preparati, troppo spesso bistrattati e considerati spazzatura sociale, che sono in grado di guidare, suggerire senza imporre, svegliare menti e coscienze, offrire occasioni di confronto con idee e personalità diverse. La scuola è un ambiente che offre straordinarie opportunità di crescita, maturazione e conoscenza, ma purtroppo non è quasi mai considerato tale né dagli utenti né da coloro che lo giudicano al di fuori. Vorrei che si smettesse di insultare la scuola (salvo poi caricarla di tutte le responsabilità e di qualsivoglia onere che la società o lo stato non siano in grado di sostenere), gli insegnanti e quant'altro e che si pensasse seriamente al suo valore formativo e alla fondamentale funzione culturale che essa svolge. Metodo, confronto, ampliamento di orizzonti e chiarimento di mille dubbi sono cose che un autodidatta può certamente conseguire, ma impiegando più tempo e fatica e privandosi comunque della presenza degli altri. (commento di Loredana Capellazzo, insegnante, Rovigo)

009. — CULTURA LETTERARIA ¬
Opinione di Giovanna Mulas, Nuoro, pittrice e scrittrice
Fare cultura attraverso la letteratura non è mettere insieme parole, non è solo il talento, solo la volontà, solo lo studio e la costanza. E' tutte queste cose insieme ed è di più ancora: è osare e dannarsi, continuare a battersi per battere quel sentiero nato prima di te. E' volare lì e scoprire dove continua. Senza paura di cadere, e di volare.
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008. — UN CONTINUO COLTIVARE ¬
Opinione di Felice Scipioni, editore
Fare cultura è coltivare. Coltivare vuol dire dissodare. E dissodare è fatica. Non sappiamo poi se il seme, gettato nel campo arato, nascerà, e una volta nato non sappiamo quale e quanto frutto porterà. La nostra vita è un continuo gettare la semente. Eppure, anche nell'incertezza, non si può non arare e non seminare. Il raccolto non ci basterà mai, ma è indispensabile per mantenerci in vita.
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007. — UN BUON ACCESSORIO ¬
Opinione di ac680
L'esperienza di vita serve per la pratica. La cultura serve per il diletto mentale. L'esperienza viene comunque prima nella vita di tutti i giorni... la cultura e' un buon accessorio.
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006. — UN TIPO DI PANE ¬
Opinione di Franca Aletti
La cultura è un seme che non necessariamente genera rose. Può nascere un papavero o una spiga. Ecco, se serve a fare un tipo di pane, ben venga la cultura.
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Bello il paragone tra la cultura e il seme. E' vero, non è detto che nascano rose. La cultura è bella e fa bene ma da un certo punto di vista può anche fare male, perché rende consapevoli di tante cose e rende più responsabili. Resta quindi il sottile dubbio di cui non si dovrebbe trascurare l'importanza: è meglio essere colti e pieni di paure o ignoranti e spensierati? Mi piacerebbe approfondire l'argomento attraverso le opinioni di altre persone. (commento di Gino Tramutoli, 23 anni, studente, Foggia)
Io la cultura la vedo come un piatto di pasta; fondamentale è il condimento, più ce n'è meglio è... si continua a crescere, il cervello ha bisogno di alimentarsi in continuazione. Seme o pasta, l'importante è mangiarne in quantità industriale. Vorrei rispondere a Gino di Foggia: sì, può darsi che vivere la vita da ignoranti e spensierati sia più facile, ma il difficile secondo me è quando devi comunicare con gli altri; se non sei almeno un po' colto gli argomenti si esauriscono subito, e poi tu che fai? Parli della Juventus (si fa per dire)?. E poi perché uno colto deve avere paura? E di cosa? La cultura dovrebbe insegnarti anche la ragione, l'intelligenza, il saperti districare daglii imprevisti, tutte cose che fanno parte della vita. In ogni caso tutti devono essere responsabili, ignoranti e colti. (commento di Antonella Andreotti, 46 anni, libera professionista, Torino)

005. — ESPERIENZE DI VITA ¬
Opinione di Elvio Ciferri
Se per cultura si intende tensione verso la conoscenza, sì, proviene dalla scuola. Ma la conoscenza perfetta è sempre più avanti, non si raggiunge e comunque non si può possedere definitivamente in questo mondo. La mia cultura personale deriva dalla mia esperienza di vita, che comprende anche la scuola, ma non ha nulla a che vedere col sistema scolastico in sé.
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004. — DOPO GLI STUDI ¬
Opinione di Claudia
Mi sono laureata, dopo sei anni faticosi di studi, in psicologia, dopodiché è stato necessario fare un anno di tirocinio ed eccomi già a 27 anni. Poi, a mie spese, l'esame di Stato per l'abilitazione alla professione, che con le sue tre prove ti porta via almeno otto mesi (per l'attesa dei risultati dei due scritti) e poi ancora quattro anni di specializzazione, se vuoi lavorare, sempre a mie spese con rette mensili da capogiro, per giungere così a 30 anni già stanca, a vivere in casa con i miei genitori e con una vita ancora decisamente adolescenziale! E poi ci chiamano "mammoni"... che desolazione!!!
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003. — GLI IGNORANTI ¬
Opinione di Simona
Io non mi ritengo colta, ho frequentato le scuole fino alla terza media. Ma avendo sempre studiato con l'intenzione di imparare, sono in grado di distinguere le persone colte da quelle ignoranti. E devo dire che incontro ignoranti nelle categorie sociali che dovrebbero essere un esempio di cultura: insegnanti, giornalisti, professionisti di ogni genere. Ma questa gente, quando andava a scuola, cosa faceva? Sicuramente non studiava e, chissà come, è arrivata a diplomarsi o laurearsi senza alcun merito!
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002. — SONO COLTO ¬
Opinione di Fabio, 17 anni, studente, Napoli
Sì. Io mi ritengo colto. Ho 17 anni e frequentando i miei coetanei ho sempre notato di essere il più informato. Non faccio per vantarmi, la cultura proviene dallo studio (non solo la scuola), dalla voglia di conoscenza, dalle esperienze di vita. Mi interessa sapere la vostra opinione.
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001. — UN BRUCO ¬
Opinione di Stellario Panarello
La cultura è un bruco. Se mette le ali, ecco l'Arte.
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